lunedì 26 febbraio 2024

Fontanone dell'Acqua Paola

Fontanone dell'Acqua Paola



È la mostra dell'Acqua Paola. Fu costruita nel 1610 - 1612 per celebrare l'impresa di restauro dell' antico acquedotto di Traiano. La forma della fontana è simile a quella del Mosè, realizzata due decenni prima. Architetto dell'impresa fu infatti lo stesso Giovanni Fontana. Anche Flaminio Ponzio contribuì alla sua realizzazione ed è autore forse anche dell' iscrizione dell'attico. In questa iscrizione si fa riferimento erroneamente all'antica Acqua Alsietina portata a Roma sotto Augusto. Invece l'acquedotto riattivato è quello costruito da Traiano un secolo più tardi. 

Le belle colonne di granito della fontana provengono dalla loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro. In quegli anni al suo posto veniva realizzata la nuova facciata di Carlo Maderno. Nel 1690 all' epoca di Alessandro VIII Ottoboni, quando aumentò la portata dell' acquedotto fu aggiunto il vastissimo bacino. Fu anche aperto l'arco centrale dal quale si poteva ammirare il retrostante orto botanico.

La fontana è costituita da un grande prospetto architettonico di candido marmo con tre arcate di uguale dimensione. Nelle ali laterali ci sono due archi più piccoli sormontati da finestre cieche. In alto c'è una grande iscrizione. In cima c'è un'edicola con timpano arcuato ornato con lo stemma di Papa Paolo V. Ai margini delle parti architettoniche, ci sono volute e animali araldici della famiglia Borghese. Nelle tre arcate maggiori ci sono finestre aperte sul giardino retrostante. Una ricca cascata d'acqua scaturisce sotto ognuna delle cinque arcate, cade in un finto catino e infine nel vastissimo bacino.



 

Fontana del Pantheon

Fontana del Pantheon 


La fontana fu disegnata da Giacomo Della Porta, ma nel Settecento ha subito numerosi interventi e rifacimenti. Il disegno originario del Della Porta era costituito da un grande vaso di marmo con getto d'acqua verticale con quattro mascheroni ai lati. Nel 1711, su incarico di Papa Clemente XI, l'architetto Filippo Barigioni utilizzò l'obelisco ritrovato presso la Chiesa di San Macuto.
Lo pose sopra un piedistallo con diverse figurazioni scolpite da Francesco Pincellotti, Lorenzo Ottoni e Vincenzo Felici. Nel 1886 i mascheroni furono tolti e sostituiti da copie, scolpite da Luigi Amici. Oggi i maschero ni si trovano nel Museo di Roma.

La piazza era sede di un mercato rionale. Solo alla metà dell'Ottocento Papa Pio VII riuscì a spostarlo definitivamente nella vicina Piazza delle Coppelle. La fontana è costituita da una vasca a linee miste a forma di quadrifoglio. Al centro c'è un ammasso di rocce, erbe e delfini in cima ai quali si erge un obelisco egizio, con iscrizioni di Ramsete II. In corrispondenza dei quattro lati della vasca ci sono altrettanti mascheroni, sorretti da un drago con delfini ai lati.


Fontana della Navicella

 Fontana della Navicella


Sulla sommità del Colle Celio, a fianco alla splendida Villa Celimontana e di fronte alla chiesa di Santa Maria in Domnica, detta anche “in navicula”, si trova questa deliziosa fontana forse realizzata da un disegno di Andrea Sansovino tra il 1518 e il 1519, su commissione del cardinale Giovanni de’ Medici, futuro papa Leone X.

Scolpita in travertino e marmo bianco a forma di galera romana, la fontana poggia su due scalmi; il ponte della navicella è percorso da un corrimano sorretto da nove mensole intervallate da altrettanti boccaporti. Una singolare protome animale, la testa di un cinghiale, ne decora la prua, mentre sulla poppa si trova il castello.

Nel 1931, quando venne risistemata l’area antistante la chiesa, il monumento venne trasformato in fontana alimentata con l’acqua proveniente da un ramo secondario dall’Acquedotto Felice.

La Navicella è posta sopra un basamento in marmo ornato con lo stemma dei Medici e da un'epigrafe celebrativa, il fondo del sottostante bacino è realizzato con un mosaico in ciottoli di fiume ed è decorato da figure di pesci e imbarcazioni. La fontana è inserita al centro di un’aiuola quadrangolare, circoscritta da colonnine in marmo collegate fra loro da catene in ferro battuto.

Anticamente, la Navicella era orientata con la poppa in direzione del porticato della Chiesa: oggi, la sua prua volge verso il Centro Storico di Roma, con le fiancate parallele al porticato della Chiesa.



Fontana della Barcaccia

Fontana della Barcaccia 


Al centro di piazza di Spagna, ai piedi della scenografica Scalinata di Trinità dei Monti, sorge la fontana realizzata tra il 1626 e il 1629 da Pietro Bernini, padre del celebre Gian Lorenzo, del quale non si esclude l'intervento. 

Fu commissionata da Papa Urbano VIII Barberini, il quale mise in atto un progetto del 1570, relativo alla costruzione di fontane pubbliche nelle piazze principali di Roma attraversate dall’antico Acquedotto Vergine ristrutturato. L’acquedotto dell’Acqua Vergine aveva una pressione troppo bassa per permettere la realizzazione di zampilli o cascate. L’inconveniente fu risolto grazie alla magistrale idea di una fontana che sembrasse una barca immersa nell’acqua, posta al di sotto del piano stradale.

La Fontana della Barcaccia deve il nome proprio all’originale disegno ideato dal Bernini, il quale progettò un’opera quasi scultorea, dalle linee ondulate, completamente innovativa rispetto a quelle realizzate fino ad allora in città, ispirandosi a un’imbarcazione. Il tema del monumento è ripreso dall’alluvione del 1598, che permise alle barche di arrivare fino al luogo dove si trova ora la fontana.

L’insolita vasca a forma di barca riceve l’acqua versata da un catino centrale allungato e da due grandi soli, posti internamente a prua e poppa dello scafo. Dai lati, realizzati in modo da dare la percezione che la barca stia affondando, l’acqua trabocca nell’ampio bacino sottostante, in cui, delle bocchette di finte cannoniere, sui lati esterni a prua e poppa, versano zampilli d’acqua, incorniciando gli stemmi papali con le tre api, simbolo della famiglia Barberini.



Fontana delle Tartarughe

Fontana delle Tartarughe 


Nel Rione XI - Sant’Angelo, a pochi passi dall'Antico Ghetto Ebraico, circondata dai palazzi un tempo appartenuti alla nobile famiglia Mattei, che diede anche il nome alla piazza, sorge una tra le fontane più belle di Roma, la Fontana delle Tartarughe, realizzata tra il 1581 e il 1588 su progetto di Giacomo della Porta (1533-1602).

La storia della fontana è legata a una leggenda romantica. Si narra che il duca Mattei, amante del gioco d’azzardo, un giorno perse in un colpo solo l’intero patrimonio familiare. Il futuro suocero si rifiutò, quindi, di concedergli in sposa la figlia. In risposta, il duca fece realizzare in una sola notte questa magnifica fontana. Il giorno seguente invitò a palazzo la promessa sposa e suo padre per mostrar loro l’opera, ed esclamò: “Ecco che cosa è in grado di realizzare in poche ore uno squattrinato Mattei!”. In ricordo dell’episodio, fece murare la finestra da cui si affacciarono per ammirare la fontana.

Tra ricche decorazioni in marmi policromi, quattro fanciulli in bronzo cavalcano dei delfini su vasche a forma di conchiglia scolpite dal fiorentino Taddeo Landini (1550-1596), e dal 1658 “giocano” con le tartarughe, aggiunte alla fontana da Gian Lorenzo Bernini nel 1658.

 




Fontana dei Dioscuri

Fontana dei Dioscuri 


La fontana è composta da una grande conca che proviene dal Foro romano. Dietro la fontana c'è l'obelisco, egizio, che prima si trovava nel Mausoleo di Augusto. L'obelisco è il gemello di quello che è dietro la Basilica di Santa Maria Maggiore, anch'esso proveniente dal Mausoleo d' Augusto. Ai lati dell'obelisco ci sono due gigantesche statue, copie romane di opere greche. 

Le statue rappresentano i Dioscuri, Castore e Polluce, che trattengono i loro cavalli. Alcuni studiosi ritengono che entrambi i colossi rappresentino Alessandro Magno che doma Bucefalo. Infatti essi si trovavano di fronte al tempio eretto da Caracalla. Il tempio era dedicato al Sole, con il quale l'imperatore Alessandro usava identificarsi.

Tra il 1469 e il 1470, papa Paolo II fece realizzare un primo parziale restauro dei due gruppi scultorei, rivolti in origine verso l’edificio ora occupato dal Palazzo della Consulta e disposti parallelamente. È però nel secolo successivo con Sisto V che le sculture, inserite nel programma di ampliamento e abbellimento della piazza, furono oggetto di un restauro completo e furono spostate ai lati di una vasca marmorea ornata con gli stemmi del papa, per costituire uno fondale scenografico della Strada Pia, l’attuale via XX Settembre, che conduceva alla michelangiolesca Porta Pia. L’incarico fu affidato a Domenico Fontana, che arretrò i Dioscuri girandoli verso il palazzo del Quirinale e allineandoli a poca distanza l’uno dall’altro.

Nel 1782, però, per volere di papa Pio VI, fu commissionato all’architetto Carlo Antinori un riassetto completo della piazza: i Dioscuri furono ruotati e separati in due blocchi distinti ai lati dell’obelisco mentre la fontana di Sisto V fu smontata per essere sostituita con una vasca di granito proveniente dal Foro Romano.






Fontana del Tritone

 Fontana del Tritone


Capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, la splendida fontana del Tritone fu realizzata tra la fine del 1642 e la prima metà del 1643, su incarico di Papa Urbano VIII Barberini che desiderava un “pubblico ornamento della città”, ma anche un servizio di pubblica utilità, da porre al centro della piazza dominata dal nuovo palazzo della sua famiglia.

Alimentata da un ramo dell’Acquedotto Felice, che passava nelle immediate vicinanze, la fontana del Tritone è espressione della nuova concezione barocca dello spazio. Nella fontana, infatti, la parte scultorea include e assorbe completamente la stessa struttura architettonica. I quattro delfini con code intrecciate, fra le quali sono posti gli stemmi papali con le api, simbolo araldico della famiglia Barberini, sorreggono una enorme conchiglia, dalla quale si erge imponente il Tritone. La colossale statua è rappresentata con il busto eretto, le gambe squamose e la testa piegata all’indietro nello sforzo di soffiare nella grande buccina (conchiglia tortile) che sorregge tra le mani. Da questa sgorga l’acqua che irrora tutta l’opera. La prima delle novità introdotte da Bernini è che, a differenza dei tritoni tradizionali normalmente raffigurati con connotati mostruosi, il suo tritone ha un aspetto più umano.

I simboli scolpiti nella fontana del Tritone fanno esplicito riferimento alla celebrazione dinastica dei Barberini, la famiglia a cui apparteneva Papa Urbano VIII. Le api sono il simbolo araldico della casata, e alludono al trionfo della Divina Provvidenza. I delfini, animali benevoli per eccellenza, raffigurano le opere di carità compiute dalla famiglia pontificia. Nella mitologlia classica, Tritone, figlio di Anfitrite e Poseidone il cui nome significa "rumoreggiante, scrosciante", annunciava, soffiando a pieni polmoni dal suo corno a forma di conchiglia, l'arrivo di Poseidone. Qui, invece, con tutta probabilità proclama al mondo la potenza del Pontefice.

La seconda novità introdotta da Bernini con questa bellissima fontana è il ricorso, per la prima volta in assoluto, all’espediente della base cava del gruppo scultoreo principale che non poggiava su un pilastro centrale ma su una struttura con un vuoto al centro, per donare  maggiore slancio ed eleganza alla composizione. Lo stesso stratagemma è presente, ma in dimensioni nettamente amplificate, nella Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona.





Fontana di Trevi

Fontana di Trevi 


La più famosa delle fontane romane: un gioiello di acqua e di pietra Fontana di Trevi, mostra terminale dell’acquedotto Vergine, unico degli acquedotti antichi ininterrottamente in uso fino ai nostri giorni, è la più famosa delle fontane romane.

Il suo nome deriva da un toponimo in uso nella zona già dalla metà del XII secolo, regio Trivii, riferito alla confluenza di tre vie nella piazza, oppure dal triplice sbocco dell’acqua dell’originaria fontana.

La realizzazione dell’attuale fontana di Trevi si deve a papa Clemente XII che, nel 1732, indisse un concorso al quale parteciparono i maggiori artisti dell’epoca. Tra i vari progetti presentati venne scelto quello dell’architetto Nicola Salvi.

Addossata a Palazzo Poli, la fontana si articola nell’ampio bacino con una larga scogliera vivificata dalla rappresentazione scultorea di numerose piante e dallo scorrere spettacolare dell’acqua. Al centro domina la statua di Oceano alla guida del cocchio a forma di conchiglia, trainato dal cavallo iroso e dal cavallo placido, frenati da due tritoni.

Nel prospetto, articolato come un arco di trionfo, si trovano due rilievi che alludono alla leggenda della sorgente e alla storia dell’acquedotto: a destra, la vergine che indica la sorgente ai soldati romani e, a sinistra, Agrippa che ordina l’avvio dei lavori di costruzione dell’acquedotto. Completano l’apparato decorativo due figure allegoriche che esaltano gli effetti benefici dell’acqua, la Salubrità e l’Abbondanza, poste nelle nicchie laterali.

La costruzione venne conclusa da Giuseppe Pannini che modificò parzialmente la scogliera regolarizzando i bacini centrali. Dopo un intervento di restauro negli anni 1989-1991, l'ultimo importante restauro è avvenuto nel 2014, grazie al contributo economico della Maison Fendi.



Fontana del Mosè

Fontana del Mosè 


La monumentale fontana fu costruita tra il 1585 ed il 1589 in piazza San Bernardo, nel Rione Castro Pretorio, su disegno di Domenico Fontana, architetto prediletto di Sisto V (nato con il nome di Felice Peretti) e autore di molte delle imprese edilizie con cui il "papa tosto" rinnovò il volto della città alla fine del ‘500.

La fontana costituisce la mostra terminale dell’Acquedotto Felice che, riutilizzando in parte l’antica Aqua Alexandrina, serviva a rifornire d’acqua i colli del QuirinaleViminale ed Esquilino, dove sorgeva anche la magnifica Villa Montalto, di proprietà dello stesso papa.

Nel 1587, come riportato nell’epigrafe del cornicione, fu conclusa in forma provvisoria una prima fase dei lavori e la fontana venne inaugurata. Alla base, una balaustra in travertino, realizzata al tempo di Pio IV per il cortile del Belvedere in Vaticano, circonda l’opera in travertino, marmo e stucco, che richiama la forma di un arco trionfale con tre grandi nicchie, incorniciate da quattro colonne di marmo colorato.

Dentro la nicchia dell’arcata centrale è collocata l’imponente statua del Mosè, opera di Prospero Antichi e ultimata da Leonardo Sormani. Nelle nicchie laterali sono visibili i bassorilievi di soggetto biblico, realizzati da Flaminio Vacca e Pietro Paolo Olivieri - a destra, e da Giovanni Battista della Porta - a sinistra.

Da una finta scogliera in marmo cipollino, posta alla base dei nicchioni, l’acqua zampilla nelle vasche decorate da quattro leoni in marmo bardiglio, opera di Adamo Tadolini, realizzati dal’artista nel 1850 per sostituire gli originali antichi in porfido e marmo, provenienti dal Pantheon e dal Laterano e oggi conservati nei Musei Vaticani. Un attico di dimensioni inconsuete ospita la lunga iscrizione celebrativa dell’opera, sormontato a sua volta dallo stemma pontificio sorretto da due angeli e affiancato da due piccoli obelischi.




Fontana dei Quattro Fiumi

Fontana dei Quattro Fiumi 


Voluta da papa Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) a ornamento della piazza che avrebbe magnificato la grandezza del suo pontificato, è uno dei massimi capolavori di Gian Lorenzo Bernini. L’artista ricevette l’incarico per la sua realizzazione dopo aver presentato un modello in argento della nuova fontana e, per la sua esecuzione, si avvalse di un folto gruppo di artisti e maestranze sotto il suo diretto controllo: il risultato è una magistrale fusione di architettura e scultura, capace di esprimere movimento in ogni suo particolare scultoreo. 

La fontana è immaginata come una grande scogliera di travertino che sorregge l’obelisco di granito, proveniente dall’area del circo di Massenzio sulla via Appia antica. Sugli angoli della scogliera sono collocate le monumentali statue marmoree dei quattro fiumi che rappresentano i continenti allora conosciuti, identificati anche dalla vegetazione e dagli animali scolpiti accanto: il Danubio di Antonio Ercole Raggi per l’Europa, con il cavallo; il Gange di Claude Poussin per l’Asia, con il remo e il dragone; il Nilo di Giacomo Antonio Fancelli per l’Africa, con il capo velato (allusione alle sorgenti sconosciute) associato al leone e alla palma; il Rio della Plata di Francesco Baratta per l’America con un braccio sollevato (forse per ripararsi dai raggi del sole) e accanto un armadillo. Sulla parte alta della scogliera si trovano due grandi stemmi marmorei della famiglia del papa con la colomba che porta nel becco un ramo di ulivo. La stessa colomba, in bronzo, è collocata alla sommità dell’obelisco.

Anche se la fontana fu portata a termine prima che la chiesa di Sant’Agnese venisse costruita, la leggenda attribuisce ai gesti delle statue significati dettati dalla rivalità tra Bernini e Borromini: il Nilo avrebbe il capo velato per non vedere gli errori di Borromini nella costruzione della chiesa, il Rio della Plata alzerebbe il braccio per scongiurare la caduta della facciata. In risposta, la statua della santa alla base del campanile di destra, assicurerebbe la tenuta della chiesa con la mano sul petto.

La fontana fu inaugurata il 12 giugno 1651, suscitando nel papa e negli osservatori stupore e meraviglia, come riferiscono le cronache dell’epoca e i racconti dei viaggiatori.



Fontana del Moro

Fontana del Moro 


La fontana, alimentata dall’Acqua Vergine, si trova nell’estremità meridionale di piazza Navona, di fronte al palazzo Pamphilj.

Il bacino in marmo di portasanta, realizzato nel 1575 da Giacomo della Porta durante il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), era decorato da gruppi di tritoni, draghi e mascheroni di artisti cinquecenteschi (Egidio della Riviera, Taddeo Landini, Simone Moschini e Giacobbe Silla Longhi) su disegni dello stesso della Porta, sostituiti nel 1874 con copie di Luigi Amici.

Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) incaricò Gian Lorenzo Bernini di rinnovare la fontana cinquecentesca. Fu così realizzata una piscina che ricalca il disegno della precedente vasca, al cui centro venne collocata, nel 1655, una statua scolpita da Giannantonio Mari su progetto del Bernini stesso.

La scultura raffigura un moro che stringe tra le mani la coda di un delfino, la cui testa fuoriesce dalle gambe della statua e dalla cui bocca sgorga l’acqua. Il Moro venne preferito ad un gruppo chiamato "della lumaca", costituito da due delfini che sostenevano una conchiglia marina. Quest’ultimo non incontrò il favore di Olimpia Maidalchini, cognata di Innocenzo X, e venne collocato a Villa Pamphilj, dove tuttora si trova.

A questa fontana, il poeta Giuseppe Gioacchino Belli dedicò Er Moro de Piazza Navona, uno dei suoi primi sonetti.

 



Fontana del Nettuno

Fontana del Nettuno 


Posta all’estremità settentrionale di piazza Navona – di cui contribuisce a esaltare l’atmosfera con la Fontana dei Quattro Fiumi e la Fontana del Moro –, era nota un tempo come “fontana dei Calderari”, per la sua vicinanza alla stradina occupata dalle botteghe dei fabbricanti e venditori di recipienti in rame.

Insieme con la Fontana del Moro, realizzata all’estremità opposta della piazza davanti Palazzo Doria-Pamphilj, fu la prima commissionata a Giacomo della Porta da Papa Gregorio XIII nel 1574, subito dopo il restauro dell’Aqua Virgo e la realizzazione di una sua ramificazione che raggiungesse l’area dell’antico Campo Marzio. L’unico intervento successivo di un certo rilievo, a opera del Bernini, fu la rimozione dei gradini su cui era posta e della cancellata che la circoscriveva e la costruzione di una vasca più ampia intorno alla fontana.

La decorazione della vasca, che doveva essere analoga a quella della sua gemella, con tritoni e mascheroni, all’epoca non venne realizzata. Solamente nel 1873, con la decisione da parte del Comune di Roma di bandire un concorso, furono aggiunti i gruppi scultorei, il Nettuno in lotta con una piovra dello scultore Antonio Della Bitta e le nereidi, i cavalli marini, i putti e i delfini di Gregorio Zappalà.












 

 



Fontana del Mascherone

Fontana del Mascherone 


Una grande maschera romana dagli occhi sgranati, posta al centro della composizione, dà il nome alla bella fontana lungo l’elegante e silenziosa via Giulia, non lontano dal prospetto posteriore di Palazzo Farnese. Il giglio sul suo coronamento, simbolo araldico dei Farnese, attesta che venne costruita a spese della potentissima famiglia romana, presumibilmente nel secondo quarto del Seicento, subito dopo l’inaugurazione del nuovo acquedotto dell’Acqua Paola che permetteva di alimentarla.

Disegnata con ogni probabilità da Girolamo Rainaldi, lo stesso architetto che in quegli anni aveva realizzato le fontane gemelle su piazza Farnese, la fontana è oggi addossata a un muro, innalzato a fine Ottocento durante la costruzione dei muraglioni del Tevere, ma in origine era isolata al centro di un piccolo slargo, che ospitò nel 1660 un teatro all’aperto. 

L’acqua che sgorga dal mascherone si riversa in un piccolo catino a forma di conchiglia, per poi ricadere nella grande vasca rettangolare di granito, probabilmente di epoca romana, e da ultimo nella piscina posta a livello del terreno. Narrano le cronache che, in occasione di feste particolari, per munificenza dei Farnese dalla fontana fuoriuscisse vino anziché acqua: nel 1720, in onore di Marco Antonio Zondadori, nominato Gran maestro dell’Ordine di Malta, una grande festa fu organizzata nella via sfarzosamente addobbata e la fontana dispensò vino per tre giorni consecutivi.

 



Complesso delle Quattro Fontane

Complesso delle Quattro Fontane

 


Le fontane si trovano agli angoli dei quattro edifici situati all’incrocio di Via delle Quattro Fontane con Via XX Settembre, ciascuna all’interno di una nicchia. Furono realizzate tra il 1588 e il 1590, durante il pontificato di Sisto V Peretti, per adornare il quadrivio formato dalla Strada Pia (odierna Via XX Settembre) con la Strada Felice (odierna Via delle Quattro Fontane).

Il complesso, alimentato dall’Acquedotto Felice, all’epoca appena restaurato dallo stesso pontefice, fu realizzato con materiali provenienti dal Septizodium, monumentale ninfeo a sette ordini di colonne fatto costruire da Settimio Severo ai piedi del Palatino e demolito da Domenico Fontana per rifornire i numerosi cantieri aperti da papa Sisto V.

Le fontane sono caratterizzate da vasche semicircolari di travertino su cui vi è una statua giacente sullo sfondo scenografico costituito da ornamenti vegetali. Due di queste rappresentano fiumi: quella all’angolo di Palazzo del Drago raffigura l’Arno affiancato da un leone, emblema di Firenze, mentre, a ridosso della vicina chiesa di San Carlino, è il Tevere con una cornucopia piena di frutta nella mano sinistra e, a fianco, la lupa. Nel lato verso Palazzo Barberini è raffigurata la Fedeltà o, più probabilmente, Diana, fiancheggiata da un cane e appoggiata ai tre monti, simbolo di Sisto V. La quarta fontana rappresenta la Fortezza o la dea Giunone; alla sua sinistra è un pavone, mentre sulla destra l’acqua sgorga da una testa leonina.

Il disegno delle fontane del Tevere, dell'Arno e di Giunone è attribuito di Domenico Fontana che aveva progettato anche la strada, mentre la quarta, quella di Diana, è di Pietro da Cortona


domenica 25 febbraio 2024

Fontana dei Tritoni

Fontana dei Tritoni


La Fontana dei Tritoni si trova nel cuore della Piazza della Bocca della Verità, proprio davanti alla basilica di Santa Maria in Cosmedin.

La sua costruzione fu avviata nel 1717 per volere di papa Clemente XI Albani. In quell’epoca, la zona attigua alla basilica, era l’area della città abitata più a sud all’interno delle mura.

Ad occuparsene fu l’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri che anni prima aveva studiato a bottega da Carlo Fontana, Non solo progettò la fontana ma risistemò tutta la piazza in chiave più moderna, seguendo la moda e i gusti dell’epoca.

La Fontana dei Tritoni è tutta in travertino ed è circondata da sedici piccole colonne unite fra di loro da un’inferriata. La vasca basale ha la forma di una stella a otto punte ovvero raffigura il simbolo araldico della famiglia del papa: gli Albani.

Fortemente ispirata da quella più celebre del Tritone del Bernini, è caratterizzata dalla presenza di due tritoni scolpiti da Francesco Moratti. Hanno entrambi le braccia levate per sorreggere la vasca superiore a forma di valva di conchiglia. I due corpulenti tritoni hanno le code attorcigliate fra di loro e li separa lo stemma papale. Dal catino sommitale zampilla l’acqua che ricade nelle vasche sottostanti.

In origine quattro mascheroni gettavano l’acqua nel vascone principale ma vennero poi tolti nel XIX secolo. L’acqua iniziava a scarseggiare e non era più possibile alimentarli.

 



Fontana delle Api

Fontana delle Api 



La fontana delle Api è una fontana storica di Roma ubicata all'angolo di piazza Barberini con via Veneto, realizzata nel 1644 da Gian Lorenzo Bernini.
A pochi mesi dalla realizzazione della fontana del Tritone, il 6 aprile 1644 papa Urbano VIII Barberini commissionò a Gian Lorenzo Bernini la costruzione di una fontana di piccole dimensioni, ad uso pubblico, che assolvesse alla funzione di «beveratore delli cavalli».  L'opera fu realizzata nello stesso anno, e in onore del committente l'artista rappresentò sulla fontana le Api, simbolo araldico della famiglia del pontefice. 

 Inizialmente collocata all'angolo di palazzo Soderini, tra piazza Barberini e via Sistina, la fontana venne smontata nel 1880 per motivi di intralcio alla viabilità, scomposta e messa nel deposito comunale di Testaccio. Nel 1915, quando si decise di ricostruirla, la maggior parte dei pezzi non fu però più ritrovata, e ne venne commissionata una copia ad Adolfo Apolloni, che al posto dell'originario marmo lunense impiegò il travertino, proveniente dalla demolita porta Salaria. 

La fontana risponde all'insolita forma di conchiglia bivalve aperta, con la parte superiore verticale, modellata in questo modo per aderire all'angolo del retrostante palazzo Soderini (ove si trovava un tempo), e quella inferiore, a livello di strada, in funzione di vasca. In questo catino rotondo e scannellato, infatti, viene raccolta l'acqua che sgorga dai tre sottili zampilli collocati sotto altrettante api.
 
L'approvvigionamento idrico della fontana è garantito dalla vicina fontana del Tritone, con la quale condivide la canalizzazione delle acque: per questo motivo, il flusso è alquanto esiguo, con una pressione idrica troppo debole per consentire a Bernini la creazione di una fontana monumentale.

La valva superiore riporta un distico scritto di mano di Urbano VIII, che recita:
«Il Sommo Pontefice Urbano VIII, costruita una fontana a pubblico ornamento dell'Urbe, a parte fece fare questo fontanile per uso dei cittadini nell'anno 1644, ventunesimo del suo pontificato»
 

Fontanone dell'Acqua Paola

Fontanone dell'Acqua Paola È la mostra dell'Acqua Paola. Fu costruita nel 1610 - 1612 per celebrare l'impresa di restauro dell...